Quando la robotica diventa educativa?


Negli ultimi anni la robotica ha suscitato un grande interesse tra i docenti alla ricerca di metodologie innovative come un valido strumento sia per sviluppare le abilità cognitive e sociali degli studenti dalla scuola materna alla scuola superiore sia come supporto all’apprendimento disciplinare. Sono state coinvolte in particolare le materie tecnologiche e scientifiche, ma sono state sviluppate attività di sperimentazione anche in quelle umanistiche grazie ad esempio allo storytelling.

I bambini della scuola primaria hanno spesso fra le mani giocattoli-robot, molte volte copie di personaggi dei cartoni animati, e si avvicinano con curiosità e interesse ad esperienze che prevedano la costruzione o l’utilizzo di robot.

Lo sfondo teorico che supporta l’introduzione della robotica a scuola è dato dalle teorie socio-costruttiviste e dell’apprendimento significativo, che sostengono l’importanza del diretto coinvolgimento degli alunni organizzati in piccoli gruppi per svolgere attività di investigazione, esplorazione, modellamento, progettazione, creazione e valutazione di artefatti.

I robot sono artefatti particolari perché spesso assumono sembianze umanoidi, simulano il comportamento di un essere vivente, e per questo vengono visti dai bambini come esseri dotati di vita ed intelligenza propria.

Quale occasione migliore quindi della Europe Code Week per far interagire i bambini con un robot vero, Nao, guidati e accompagnati nella scoperta del suo funzionamento da ragazzi più grandi, a loro volta studenti di Liceo?

Nella scuola primaria di Ospedaletto Euganeo, grazie alla collaborazione dell’IIS Cattaneo di Monselice, Nao è stato il protagonista l’11 ottobre di un pomeriggio fatto dapprima di meraviglia, di stupore e di divertimento, grazie ad attività di interazione sapientemente gestite dai ragazzi più grandi, e poi di scoperta delle potenzialità offerte dalla programmazione e dalla robotica.

Aver sperimentato che l’intelligenza di Nao è un’intelligenza artificiale, programmata dall’uomo, è stata sicuramente occasione di alfabetizzazione digitale, ma anche di educazione alla cittadinanza: riconoscere che robot e software sono artefatti umani significa appropriarsi della capacità di governarli e di affrontare il futuro non da consumatori passivi ed ignari, ma da soggetti consapevoli di tutti gli aspetti in gioco e come attori attivamente partecipi.

Certo, per poter arrivare a possedere tutti gli strumenti necessari c’è sicuramente molta strada da fare, partendo dai concetti di base dell’informatica e da esperienze unplugged di Robotics Embodied, in cui gli alunni simulano un sistema robotico e si muovono nello spazio seguendo i comandi impartiti per eseguire un determinato compito, per arrivare ad attività più complesse di programmazione… ma l’incontro con Nao ha motivato i bambini e le bambine ad affrontare con entusiasmo il loro percorso, muovendo con gioia i primi passi che li porteranno a vivere come protagonisti il loro futuro.

Un’occasione di questo tipo è stata resa possibile da più fattori: dalla collaborazione dei dirigenti scolastici delle due scuole, dalla collaborazione fra docenti, dalla competenza dimostrata dagli alunni liceali nella gestione e nella programmazione delle interazioni del robot e nell’accompagnamento dei bambini alla scoperta di Nao, e testimonia l’importanza di creare opportunità di incontro e scambio anche tra scuole di ordini diversi.

Il racconto di questa esperienza è stato inserito su agendadigitale.eu tra i progetti che introducono la robotica educativa nella scuola e possono servire a comprendere se e come l’interazione uomo-robot possa migliorare l’interazione uomo-uomo, o essere utilizzata in campo medico oltre che industriale, diventando un’efficace banco di prova per l’orientamento anche precoce di bambini e ragazzi, senza trascurare l’importanza di dare strumenti interpretativi per una cittadinanza sempre più consapevole.

Ringrazio Grazia Fonti che ha sintetizzato con queste bellissime immagini delle attività realizzate con i suoi alunni alcune affermazioni riportate nell’articolo.